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Le arti marziali nascono originariamente come sistema di difesa,
quindi è improduttivo negarne l'aspetto "duro" e pragmatico
(che non significa violenza gratuita) in favore unicamente di
una concezione filosofica ed educativa che, privata di concretezza,
rischierebbe di perdere aderenza alla realtà impoverendosi.
Ciò non significa che la componente filosofica (mediata soprattutto dal buddismo zen) non esista, anzi, essa è parte integrante della disciplina che, di conseguenza, non può essere considerata puramente sportiva o ludica. L'attività fisica, i complicati movimenti, densi di significati, offrono al praticante una padronanza psico-fisica che, oltre a dare benefici alla propria salute, produce maggiore sicurezza in ogni movimento quotidiano e una maggiore attenzione al proprio comportamento che diventa progressivamente più sereno e sicuro. Quindi la ripetitività e la durezza degli allenamenti contribuiscono allo sviluppo psico-fisico di ogni praticante che, con il tempo, diverrà più sicuro dei propri mezzi e quindi sereno. Nel dojo i principi tecnici e teorici acquisiti vengono messi in pratica con i compagni di corso, generalmente attraverso il combattimento (con protezioni). Gli eventuali colpi ricevuti forniscono uno spunto di riflessione sui propri errori. Il dolore e la fatica, nelle arti marziali, sono tutt'altro che un tabù, anzi sono il veicolo insostituibile per l'apprendimento insieme alla costanza. Il combattimento rappresenta perciò un "dialogo" in cui si pongono questioni tecniche al proprio compagno. La pratica costante fa sì che questi interrogativi tecnici divengano quesiti esistenziali ed etici che trovano risposta nella reazione, feed-back, ricevuto e quindi nell'atto stesso di dialogare. È utile servirsi della metafora del "combattimento" per giungere ad applicare utilmente ciò che è "la psicologia del confronto" ovvero la capacità di relazionarsi, senza lasciarsi condizionare passivamente dalle situazioni di crisi o di dura contrapposizione o dalle emozioni. La dialettica stessa è soggetta a queste regole. I principi delle arti marziali, sviluppando la coscienza di ogni individuo e solo l'individuo cosciente e sereno può essere in grado di comunicare, interagire, al meglio con quanto lo circonda e quindi diventare un sostegno per l'intera società umana. |