Breve storia di Okinawa, patria del karate



Tracciare con precisione le origini del karate è abbastanza complesso in quanto la tecnica che oggi conosciamo è frutto di contaminazioni successive e ulteriori scremature operate dai primi maestri che diedero al karate la sua prima veste ufficiale.
Per prima cosa ricordiamo che il nome "karate" è la definizione recente di un'arte che anticamente era conosciuta come "te" (mano) o "to de" (mano della Cina). L'ideogramma "to", che significa "Cina", si può pronunciare anche "kara", che significa "vuoto". Nel XX secolo si decise di togliere l'ultimo residuo di derivazione cinese da quest'arte, che oramai aveva assunto carattere proprio, cambiandone il nome in "karate" (mano vuota), identificandone così anche la sua caratteristica fondamentale cioè l'uso delle sole mani e piedi nudi.
La partia di origine del karate è Okinawa, un arcipelago di isole a sud del Giappone, il cui nome ne identifica anche la dislocazione, infatti Okinawa in giapponese significa "pezzi di corda di paglia che galleggiano sull'oceano". Fino al secolo XIII, Okinawa era solo un insieme di tribù, spesso in conflitto tra loro, che aveva col Giappone scambi commerciali, ma nessun legame politico.
E' nel secolo XIV che, con l'organizzazione di Okinawa in una federazione di 3 grandi comunità tribali ("sanzan jidai": periodo delle tre montagne), l'arcipelago assume una primigenia forma di "stato" politicamente organizzato. Da questo momento, Okinawa allaccia rapporti di vassallaggio con il vicino impero cinese, donde giungeranno, assieme alla cultura e ai manufatti, i primi elementi di un'arte marziale codificata. Da quest'epoca, l'arcipelago verrà ribattezzato dai cinesi "Ryukyu", nome che terrà fino agli anni '80 quando riprenderà il suo nome originale.
A partire dal 1372 fino al 1866 è l'Imperatore della Cina a conferire il titolo ai re di Ryukyu e a tale scopo invia, in occasione di ogni incoronazione, un'ambasceria composta da 500 persone tra funzionari civili e militari, che permane sull'isola principale un anno circa. Questa delegazione ha avuto un ruolo fondamentale nella trasmissione delle arti di combattimento.
Nel VX secolo Sho Ashi, avendo annientato gli altri due capi tribù stabilì il primo stato unificato di Okinawa. La dinastia denominata il "clan di Sho" si perpetuò per diciannove generazioni fino al XIX secolo. La capitale di Okinawa fu situata nel castello di Shuri, appositamente costruito nel 1509. Nello stesso anno, il re disarmò la popolazione radunando tutte le armi nel castello in modo da evitare possibili insurrezioni, non già da parte della popolazione che poco aveva a che fare con la pratica militare e marziale, ma piuttosto da parte dei signori locali detti "aji" che governavano le varie province con una certa autonomia. L'insegnamento delle arti di combattimento è riservato quasi esclusivamente agli "aji" e la piccola parte della popolazione che ne viene in contatto lo deve fare in segreto, lontano dagli occhi dei signori che potrebbero temere dei sudditi addestrati nelle arti di combattimento.
La tecnica proveniente dalla Cina si fonde con elementi marziali già presenti in Okinawa dando così origine a varie correnti marziali, ciascuna propria della famiglia che la praticava. In questo periodo l'arte marziale praticata in Okinawa prende il nome di "Okinawa te".
Nel 1609 la signoria giapponese dei Satsuma invade le Ryukyu e vi impone agilmente il proprio dominio; la resistenza infatti è minima (i Satsuma perdono in tutto 57 elementi contro i 531 morti tra gli indigeni) poiché vigeva ancora il disarmo e le arti di combattimento erano conosciute, come si diceva, dai nobili e da poca parte della popolazione. La signoria dei Satsuma manterrà il disarmo, ma non impedirà i rapporti con la Cina, quindi da quest'epoca fino al XIX secolo Okinawa vivrà sotto una doppia dominazione. In questi tre secoli infatti alla pratica marziale di origine prettamente cinese si fonderanno tutti gli elementi propri delle arti marziali giapponesi che vennero divulgati dai signori e dai samurai lasciati a presidiare l'isola.
E' in questo periodo che iniziano a delinearsi le tre "scuole" fondamentali di Okinawa-te che prendono il nome dalle città ove venivano praticate e cioè: Shuri-te (dalla città di Shuri), Naha-te (dalla città di Naha) e Tomari-te (dalla città di Tomari). Queste tre correnti possono essere definite "stili" in quanto ognuno di essi assume caratteristiche proprie derivanti da vari fattori quali il luogo di pratica, la tipologia psicofisica degli abitanti e dalle esigenze di difesa degli stessi.
Non esiste tuttavia ancora un insegnamento "codificato"; ogni maestro insegna ciò che lui stesso ha sperimentato e ciò che trova naturalmente efficace, tralasciando quanto non si dimostra apparentemente utile ai propri scopi, che, come abbiamo detto, cambiavano da luogo a luogo e da persona a persona.