Il Maestro Bodhidharma (470-543)

Si narra d’un monaco indiano, chiamato Bodhidharma, giunto al tempio di Shao Lin (ai piedi dei monti Song Shan, nel regno di Wei, in Cina), che insegnava un nuovo approccio al buddismo, che comprendeva anche lunghi periodi di stasi meditativa.
Per aiutare i monaci a sopportare le lunghe ore di meditazione, insegnò loro tecniche di respirazione ed esercizi per sviluppare la forza e le capacità di autodifesa nelle zone montuose dove vivevano.
Si ritiene che da questi insegnamenti sia nato il dhyana o scuola meditativa del buddismo, chiamata Chan dai cinesi e zen dai giapponesi. La tecnica di combattimento conosciuta come Shaolinquan, o "lotta del tempio di Shao Lin", si basa probabilmente sui suoi esercizi.
Si pensa che molte tecniche di combattimento cinesi e giapponesi derivino da questa tradizione.

Esistono molti dubbi sull’attendibilità di questa leggenda tuttavia, fin dall’antichità, meditazione ed esercizi marziali furono aspetti complementari del buddismo; l’uno passivo e statico, l’altro attivo e dinamico.
I libri in cui sono contenuti gli insegnamenti di Bodhidharma furono scritti tutti dopo la sua morte, inoltre tutte le testimonianze del tempio di Shao Lin andarono bruciate nel 1928, ed è molto improbabile che si possano trovare altri documenti che vedano Bodhidharma come il patriarca del Chan e delle arti marziali; ciò nonostante i suoi insegnamenti vivono tramite i praticanti delle arti che si dice abbia fondato.